• Biblio Musique

Un caffè con ... THE DEVILS

Intervista #7

Oggi scambiamo quattro chiacchiere con i The Devils, il duo più sexy e più rock'n'roll della Penisola, in vista dell'uscita del loro nuovo album BEAST MUST REGRET NOTHING, prodotto da Alain Johannes (Queens of the Stone Age, Them Crooked Vultures , PJ Harvey , Chris Cornell , Arctic Monkeys , Mark Lanegan) e fuori il 23 Aprile via GoodFellas.

Ciao ragazzi, piacere di ricevere le vostre parole sulla nostra webzine Bibliomusique. Parlateci delle vostre origini, quando e com’è nata l'idea di formare il progetto "The Devils”?


Gianni: Vidi Erika la prima volta suonare il basso in una punk band, cosi la contattai logicamente per copulare, ma poi lei mi ha fatto capire che per non sprecare e impoverire quella pulsazione, l’unica cosa buona che potevamo fare era sublimarla nella musica, che è l’unica cosa che per entrambi funge da rivincita contro l’esistenza. Avevamo anche un altra passione in comune, l’anticristianesimo, e proprio agli inizi vedemmo questo capolavoro del cinema del maestro Ken Russell “The Devils” che mette a nudo in modo magistrale tutta la farsa di dio. Il film ci ha folgorati all’istante, è stata la scintilla che ha appiccato il fuoco, suoniamo insieme da 5 anni ormai e siamo arrivati al terzo album.


Avete rilasciato 4 singoli che anticipano il vostro nuovo album in uscita il 23 Aprile e che sembrano distaccarsi dalle sonorità garage punk che dominavano i lavori precedenti, mettendo maggiormente in risalto il vostro lato più vicino al blues e allo stoner, anche attraverso una produzione più definita rispetto al passato. Senza spoilerare troppo, cosa dobbiamo aspettarci?


Erika: Questo disco, per chi già ci conosce, sarà un po' una sorpresa. A differenza dei primi due lavori, registrati e missati in soli 3 giorni e come hai anticipato con sonorità più punk, stavolta ci siamo presi tutto il tempo che ritenevamo necessario. Abbiamo dedicato 15 giorni esclusivamente alle registrazioni, il missaggio è stato fatto poi in seguito da Alain nel suo studio di Los Angeles. Abbiamo un po' abbandonato quelle atmosfere trash che ci avevano accompagnato negli scorsi anni, virando verso nuovi orizzonti musicali che attualmente troviamo più stimolanti. Più che una scelta è stata un’evoluzione, negli anni sono cambiati i nostri ascolti e per forza di cose anche la nostra musica.


Il singolo "Beast must regret nothing" contiene una collaborazione con il leggendario polistrumentista Alain Johannes, che vi ha seguiti anche nella produzione del disco, e precedentemente con la bellissima "Devil Whistle Don't Sing", il cantante Mark Lanegan ha prestato la propria voce per interpretare il brano. Come è nata questa collaborazione con i due membri degli storici Queens of the Stone Age e cosa vi lega a loro?


Gianni: Siamo cresciuti con i dischi di Alain e Mark, per noi riuscire a collaborare con due mostri sacri della musica come loro è stato soprannaturale. L’idea ci venne durante un tour in Spagna nel settembre 2019. Eravamo in cerca di nuovi stimoli e cosi decidemmo di contattare il manager di Alain, venimmo a sapere che era impegnato in un tour europeo proprio in quel periodo. Alain ha accettato da subito di produrre il nostro terzo disco. All’inizio eravamo impauriti e imbarazzati e non ci sentivamo nemmeno all’altezza, ma Alain oltre ad essere un musicista e produttore incredibile è anche una persona fantastica. Abbiamo trascorso 15 giorni meravigliosi, in cui siamo entrati in grande sintonia e quindi è venuto spontaneo fare un pezzo assieme. La collaborazione con Mark Lanegan nasce da quando finita di scrivere “Devil Whistle Don’t Sing” presi dal delirio e fantasticando ci siamo detti che su un pezzo del genere ci sarebbe voluta solo una voce magica come quella di Mark; ma all’epoca ancora non sapevamo che saremmo entrati in studio con Alain Johannes, il suo produttore storico. Alain gli fece sentire le nostre cose e Mark ne fu entusiasta, così quando Alain è tornato a Los Angeles per missare il disco il miracolo si è compiuto e Mark ci ha regalato questo sogno, mettendo la sua voce immensa sulla nostra creatura.


Abbiamo accennato ad un’evoluzione nelle vostre scelte sonore. E’ frutto anche di un differente approccio da parte di Alain Johannes rispetto a Jim Diamond che aveva curato la produzione dei vostri precedenti lavori o è partito tutto da voi?


Erika: Per noi lavorare con un produttore, anziché farci i dischi da soli, è una scelta che ha una motivazione di base ben precisa. Oltre al vero e proprio contributo creativo che può esserci o meno, a volte quando siamo in studio tendiamo a non accontentarci e rimanere su una canzone per secoli, avere una terza persona a dirci “Ok ragazzi per me il pezzo è finito, basta cosi!”, avere quindi un terzo punto di vista ci fa evitare di impazzire. Alain ci ha dato una mano in questo senso, oltre ad averci aiutati con gli arrangiamenti, ha un intuito e una sensibilità fuori dal comune, è un musicista versatile.


Veniamo alle note dolenti: siete animali da palco e l’aspetto live è parte essenziale del vostro modo di comunicare, anche attraverso l’uso del corpo. Quanto vi manca suonare dal vivo? Siete già al lavoro per fissare nuove date (covid permettendo)?


Gianni: Si in pratica usciamo dalle nostre tane solo per andare in tour, e ci manca più di ogni altra cosa. Per noi il live è tutto, e tutto il resto non conta nulla, compresi noi stessi. Tutto ha un senso solo in quell’ora sul palco, il resto è solo un’attesa di quello. È solo sul palco che si palesa la nostra vera forza immortale del corpo, è solo li che la bestia esce dall’umano. Per ora abbiamo in programma un tour a novembre in Francia e Svizzera e poi il 2022 nel resto d’Europa.


Com’è sopravvissuto il rock alla pandemia? E come ripartirà?


Gianni: Penso che se prima già non se la passava bene il rock, in particolare nella nostra maledetta madre patria, figuriamoci ora che i tempi sono così duri; spero che possa ripartire come un tossico dopo un periodo di astinenza. Per quanto riguarda noi, siamo sopravvissuti grazie al nuovo disco, quindi ci siamo dedicati ai nuovi video, alla grafica, alle foto ect… insomma a tutti quei lavori che completano l’uscita di un nuovo album, e poi grazie anche a tanta buona musica nera, letture nuove e film del passato di qualità. Ripartiremo dall’unica cosa che ci riesce meglio fare cioè suonare, porteremo il più possibile in giro il nostro nuovo album, ovviamente democrazia permettendo.


Per concludere, consigliateci qualcosa tra i vostri ascolti più frequenti degli ultimi tempi.


Gianni: Io negli ultimi anni ascolto solo musica rigorosamente nera, blues soul e funk; e dall’inizio di quest’anno sto andando in fissa con le vecchie cantanti di colore come Ann Cole, Big Maybelle, Lyn Collins, Lula Reed.

Erika: Oltre ai classici rockabilly, ultimamente ho un’ossessione per la musica strumentale. Santo & Johnny e Sandy Nelson sono la mia medicina.


Bene ragazzi, siamo arrivati ai saluti. Grazie ancora per la disponibilità e speriamo di rivedervi presto ad infiammare i palchi dei club e dei festival di tutta Europa.


Gianni: Grazie a voi, lo speriamo tanto anche noi perché è veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza!





65 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti